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L’umiltà sembra essere un atteggiamento fuori moda. «Perché io valgo» – recita un noto spot pubblicitario, proponendo il carattere determinato di chi sa in che direzione vuole andare e dispone delle risorse per farlo.

Nella sua accezione più comune, in effetti, l’essere umile indica qualcosa di «non nobile, modesto»; e, in maniera più specifica, quel «sentimento e conseguente comportamento improntato alla consapevolezza dei proprî limiti e al distacco da ogni forma di orgoglio e sicurezza eccessivi di sé». In breve, l’umiltà consiste in un «atteggiamento e contegno improntati a modestia e riservatezza».

L’etimologia ricostruisce la provenienza metaforica della parola, che richiamerebbe «le piante che sorgono poco da terra» e che, per questa ragione, attribuiscono all’essere umili il significato di «basso, che sta sotto», in connessione con humus – da cui, peraltro, deriva anche uomo, con provenienza dalla radice sanscrita hu-, la quale indica azioni come generare o crescere, e che intende la «terra considerata come l’elemento che genera e fa crescere le cose».

Ma proprio il nesso che si stabilisce, per il tramite di humus, tra umiltà e potere generativo della terra, consente di reinterpretare il significato di «umiltà» in un’accezione abitualmente meno considerata; se non per certe figure storiche, come quella di Francesco di Assisi, che di questo atteggiamento hanno mostrato la forza e il carico dirompente. L’immagine ignobile della pianta bassa, prossima al suolo, può essere riletta nel senso di un radicamento saldo nell’esperienza promaria della vita, cioè a quegli aspetti dell’esistenza, materiali e immateriali, venendo meno i quali la vita stessa viene posta in pericolo.

Osservata non dal punto di vista di chi guarda a terra, dall’alto in basso, ma da chi, a partire dalle questioni essenziali, guarda invece verso l’alto, verso la generazione e la crescita, l’umiltà appare una nozione rovesciata rispetto al senso comune. Essa esprime, da una parte, la vicinanza a ciò che è irrinunciabile, inderogabile, appunto, essenziale; dall’altra, rimarca la robustezza del sentimento provato da colui o colei che, forte della conoscenza delle radici da cui proviene e di quali siano le necessità effettive del suo stare al mondo, risulta sufficientemente formato ad affrontare tanto le sfide che incontra lungo il suo percorso quanto lo sguardo di chi pretende, in quelle sfide, di giudicarlo.

IIn questo senso, l’umiltà è, per molti versi, un equivalente dell’empatia, quando, con questa parola, vogliamo esprimere la piena consapevolezza dei nostri bisogni. Generosa e amorevole verso gli altri, ma non per questo meno irremovibile rispetto alle istanze personali che rendono praticabile una non altrimenti vita felice e autentica.

«Siate fedeli alla terra!» è il motto con cui lo Zarathustra di Nietzsche esorta i compagni a diventare ponti verso l’oltreuomo. Noi qui potremmo dire: siate terreni fecondi, capaci di realizzare un tipo di umanità che non si arrende alle sue debolezze, ma che, anzi, fa di queste ultime una solida base di emancipazione.